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1月18日 Azienda Agricola Cantrina, Bedizzole (BS)Azienda Agricola Cantrina www.cantrina.it Via Colombera, 7 – Cantrina – Bedizzole (BS) Tel. 030.6871052
Iniziamo a parlare di cantine partendo da una delle più piccole che abbiamo visitato, ma anche una delle più particolari: l’ azienda Cantrina di Bedizzole in provincia di Brescia. Questa è ubicata nel cuore della zona di produzione del Garda Classico: la patria del Groppello per i rossi, del Chiaretto per i rosati e di un Riesling dai degni risultati per quanto concerne i bianchi. Nonostante la favorevole posizione, Cantrina non rientra in nessuno di questi disciplinari perché dalla nascita dell’attività (fine anni ‘80), si è deciso di produrre nei 5.8 ettari di proprietà, vitigni di origine francese e un solo vitigno italiano, il Rebo, coltivato principalmente in Trentino. Questo, come sosteneva il responsabile della cantina Diego Lavo, può essere visto in 2 modi, uno svantaggio perché non si è protetti da un consorzio di tutela, come quello del Garda Classico ultimamente piuttosto attivo nella promozione dei propri vini, o un vantaggio perché dà la possibilità di possibilità di competere sul mercato internazionale direttamente coi grandi vini ottenuti dai medesimi vitigni come ad esempio i grandi Borgogna per il Pinot Nero o i grandi vini dolci della zona del Sauteranais. Scelta comunque “imposta” dal predecessore e fondatore dell’azienda agricola Dario Dattoli, appassionato di vitigni francesi, che decise di mettere a dimora nei quasi 6 ettari di proprietà vitigni come: Merlot, Pinot Nero e Rebo per i rossi, Riesling, Sauvignon, Semillon e Chardonnay per i bianchi. Quasi 6 ettari, dicevamo, coltivati interamente a guyot con un’alta densità d’impianto e una bassissima resa per ettaro: poca produzione, ma di grande qualità. La visita, dopo l’accoglienza di Diego, è proseguita nella zona di vinificazione dove alloggiano le vasche in acciaio, la pressa a polmone e tutto il necessario. La barricaia subito adiacente si fa notare per la particolare colorazione rossa e per il soffitto ( grazie ad un gioco di luci appare molto più basso della precedente sala) qui riposano in barriques quasi tutti i vini dell’azienda. Infine abbiamo avuto la possibilità di degustare qualche vino al calore (non troppo per la verità) di un camino in una bella sala della villa settecentesca che ospita i proprietari Diego e Cristina. All’assaggio ci sono stati proposti diversi vini: il “Nepomuceno” 2003 un ottimo Merlot in purezza, dai profumi intensi e complessi, e che in bocca si dimostra caldo e avvolgente con un tannino importante ma morbido, un vino decisamente giovane nonostante i 24 mesi di invecchiamento in botte. Secondo vino degustato il “Corteccio” 2001: è un Pinot Nero in purezza invecchiato 12 mesi in botte piccola, non ci ha ben impressionato per la poca complessità e intensità dei profumi. Interessante invece “Eretico” 2003, un passito di pinot nero «frutto della nostra testardaggine di produttori nel voler sperimentare con questo nobile vitigno nuovi percorsi» (si legge sull’etichetta),che, prodotto in 900 bottiglie, risulta sorprendete sotto l’aspetto del colore, un rosso rubino intenso, intenso nei profumi che vanno dalla frutta al cacao e particolare in bocca dove entra piacevolmente grazie allo zucchero e stupisce per un tannino ancora vivo e forse un po’ acerbo. La quarta proposta è stata lo “Zerdì” 2005 Rebo in purezza, un buon vino dai profumi piacevoli, ma che non si fa ricordare per qualcosa particolare. Piacevole scoperta è stata “Il sole di Dario” un passito ottenuto dal’uvaggio del Sauternes (Sauvignon, Semillon e Riesling) che al naso ricorda molto la frutta secca, il miele, lo zafferano, in bocca risulta caldo morbido e di una dolcezza gradevole e mai stucchevole. L’unica nota un po’ negativa i prezzi un po’ elevati: si parte dai 12 Euro dello “Zerdì” fino ai 21 Euro per “Eretico”, ma a nostro personalissimo avviso sono soldi ben spesi se investiti in bottiglie di questo tipo. 1月13日 Introduzione alle gite enologiche
Dunque la situazione è questa: io e il mio caro amico Oscar ogni tanto facciamo delle piccole gite a scopo di bere (pardon degustare) e vedere posti nuovi, ma soprattutto per andare a scoprire direttamente come lavorano i produttori. In un eccesso di generosità abbiamo deciso di rendervi partecipi, caro pubblico affezionato e interessato, dei nostri percorsi e delle nostre degustazioni di cui già per altro abbiamo dato prova attraverso le foto. Faremo così delle piccole recensioni delle cantine visitate, dando dei nostri giudizi, disinteressati, sulle cantine, e soprattutto sui prodotti assaggiati. E’ bene pertanto, illustrare, per chi non lo sapesse, come normalmente avviene una visita di una cantina, da chi viene effettuata e perché vi sono alcune cantine migliori di altre anche in questo campo. A seconda del tipo di azienda la visita viene guidata o dai proprietari, i quali sono spesso entusiasti e appassionati del proprio mestiere, o da addetti all’accoglienza, ben informati delle dinamiche dell’azienda, ma a cui manca molto spesso (salvo alcune eccezioni) quella visione d’insieme, quella passione, quel legame che ogni uomo ha verso una cosa da lui creata o che in qualche modo sente sua. Per prima cosa normalmente viene illustrata la filosofia e la storia di un’azienda vinicola, che spesso è contorta, passata attraverso vicende controverse e particolarmente interessanti. In questa fase normalmente viene presentata anche una breve panoramica su quel che concernono i disciplinari e le legislazioni della zona di produzione. In seguito avviene la visita vera e propria dell’azienda, in questa fase vengono mostrati tutti i macchinari di vinificazione, presse, vasche in cemento o acciaio, botti in legno grandi e piccole e tutto quello che fa parte della produzione tecnica del vino. Anche qui si notano grosse differenze tra le cantine: l’attenzione ai particolari, anche estetici, è indice di buona qualità a mio parere, perché si sa che quando si lavora in un ambiente bello, si lavora bene e quando si lavora bene, si produce meglio. La cantina, questo è ovvio, deve essere prima di tutto funzionale, ma abbiamo notato che molto spesso anche senza spendere eccessivamente si possono ottenere sensibili miglioramenti, tutto sta nell’ingegnarsi, facendo si che l’azienda cresca. Infine, la parte più importante: la degustazione, ovvero si beve e quindi si giudica per davvero tutto l’operato della cantina, perché alla fine ciò che conta è solo e soltanto quel liquido, che messo dentro al bicchiere, sprigiona più o meno aromi e una volta entrato in bocca emoziona o delude. La degustazione non è la parte più importante solo per gli aspetti sopraccitati, è anche il momento in cui ci si siede ad un tavolo col produttore e si discute davanti al bicchiere, si entra nella personalità del vino e delle persone che lo fanno, si cerca di scindere insieme aromi, sensazioni e trarre delle conclusioni.Tutto questo cercheremo di trasmettervi, sperando che sia di vostro gradimento. |
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